Sembène Ousmane

18/02/2019

Un bel libro, che di Sembène esplora biografia, linguaggio, scelte estetiche e di contenuto

Dopo avere visto La Noire de per il ciclo sulle migrazioni femminili dagli anni Cinquanta a oggi mi sono incuriosita di Sembène Ousmane, “scrittore e padre del cinema africano”. Provincialissima, non sapevo niente di lui né della sua vita. Ci ho capito qualcosa di più leggendo Sambène Ousmane, edito da il castoro (2009) con il contributo del Coe (Associazione centro orientamento educativo), Festival del cinema africano Asia America latina, Comune di Milano.

Un bel libro, che di Sembène esplora biografia, linguaggio, scelte estetiche e di contenuto. A cura di Thierno I. Dia con Alice Grecco, Annamaria Gallone, Alessandro Speciale, è una raccolta di saggi di Bruno Bové, Boubacar Boris Diop, Sada Niang, Savrina P. Chinien, Daouda Mar, David Murphy, Jenneth W. Harrow, Annett Bush e Max Annas, Giuseppe Gariazzo. Utilissime le schede cronologiche, le schede dei film, la bibliografia.

Sembéne è un compagno. Qualcuno cioè che ha abbastanza empatia per sentire l’ingiustizia, anche quella vissuta sulla pelle altrui; qualcuno che interroga la tradizione anche criticamente; che paga con la propria vita il prezzo della libertà e che mette in discussione i confini segnati dal potere di classe, di genere, coloniale. Confini scritti nella carne, nel pensiero, nel linguaggio ma anche con il filo spinato, la violenza, la sopraffazione e il dominio. Un “cuore matto”, il nostro, un manovale, un intellettuale irriverente, un artista, ma anche uno che ha trovato la propria strada. Un attaccabrighe e provocatore, anche.

Dalla curiosità passo quindi all’innamoramento e mi metto in cerca delle opere di Ousmane (nome) Sembène (cognome). Come primo passo, cerco nel catalogo online delle biblioteche di Milano collegate dal Sistema bibliotecario nazionale. Buoni i risultati dei libri, tradotti in italiano. Deludente quelli sui film: è presente all’appello solo Moolaadé, che guarda caso tratta di mutilazioni genitali femminili. Cerco sul catalogo online di Sbn nazionale per estendere la ricerca a tutte le biblioteche d’Italia e scopro, oltre a Bologna, i film conservati dalla Biblioteca del Polo di lingue e letterature straniere dell’Università degli studi di Milano. Provo a cercare su Rai Play: il nulla. Su Netflix, la piattaforma video del momento: men che meno.

Mi rivolgo dunque al Coe, nella persona di Gigi Saronni, per chiedere dove sono conservati e fruibili i film di Sembène Ousmane a Milano.

Film per home video tradotti in italiano – spiega Saronni – non esistono (a parte Moolaadé). Alcuni film con sottotitoli in francese e inglese si possono trovare nei circuiti di vendita online. Il Coe ne ha sottototilati in italiano alcuni: li trovate sul catalogo online.
Questi sono noleggiabili solo per proiezioni pubbliche (come quella del 16 gennaio ’19 all’Unione femminile nazionale), no home video. Altri film sono conservati in VHS nell’archivio del Coe e non sono noleggiabili, ma si possono vedere direttamente in archivio.

Il libro mi ha aperto un mondo, ma la realtà della distribuzione commerciale e dell’industria culturale italiana (solo italiana?) lo ha subito richiuso. Morale della favola: per conoscere il cinema degli “altri” non si può fare altro che inerpicarsi sui sentieri dei Festival e delle controculture, cogliere l’attimo, e abbandonare il divano di casa.

Sembéne Ousmane

a cura di Thierni I. Dia
in collaborazione con Alice Arecco, Annamaria Gallone, Alessandra Speciale. Il castoro, 2009

12 €, 139 p.

Eleonora Cirant