Anche le donne nascono libere. La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina e altri scritti politici e civili

di Olympe de Gouges, a cura e con postfazione di Maria Rosa Cutrufelli, introduzioni di Annamaria Loche e Maria Luisa Boccia, traduzioni di Annamaria Loche e Camilla Diez. Mondadori, 2026

Olympe de Gouges, pseudonimo di Marie Gouze Montauban, ha partecipato alla Rivoluzione francese e pagò con la ghigliottina la sua adesione ai suoi ideali di libertà.

È il 1791: mentre la Rivoluzione riscrive il mondo, Olympe de Gouges ne scuote le basi svelando con stile “impudente” le mistificazioni del falso universalismo dei Lumi. Tra pamphlet e testi teatrali, grandi ideali o diverbi con cocchieri e sconosciuti millantatori, Olympe dimostra che il personale è sempre politico, rivendicando per il suo sesso una dignità autonoma.

I testi proposti in questo volume e i loro ricchi apparati critici esplicitano la sua «rivoluzione nella Rivoluzione» – dalla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina alla critica della schiavitù, dal ripudio della violenza alla proposta di un nuovo contratto sociale – e permettono di rintracciare in questa figura di donna fedele alle sue idee fino alla morte una pioniera e una fine teorica della differenza necessaria a una democrazia davvero compiuta.


Artiste ribelli. L’imprevisto della storia

Alessandra Redaelli, VandA, 2026

In un territorio dominato dagli uomini, rappresentati in percentuali schiaccianti nei musei (antichi come contemporanei), nelle fiere di settore e nelle gallerie, questo libro punta i riflettori tra le “pieghe” della storia dell’arte, portando alla luce la specificità dell’esperienza femminile come fonte di un altro sapere e di una pratica ribelle.

Quasi 150 artiste che con la loro produzione e la loro vicenda biografica hanno inciso nella coscienza politica delle donne e nella loro emancipazione. Una mappatura che, procedendo a tema e non a cronologia, recupera la miriade di voci di quel “soggetto imprevisto” di cui parlava lucidamente Carla Lonzi. Dalle pioniere che hanno aperto la strada tra Medioevo e Rinascimento alle artiste che hanno osato muoversi in campi nella loro epoca considerati impraticabili per le donne, da quelle che hanno avuto fin da subito la consapevolezza di lottare in nome delle sorelle a quelle che hanno deciso di farsi voce delle minoranze, che voce non avevano, fino alle artiste che hanno fatto del proprio corpo una bandiera e a quelle che hanno ribaltato i ruoli e gli stereotipi.


Le infermiere del Duce.

di Fabiola Carrossa e Anna La Torre, Elsa Major, 2026

Cosa significa essere donne lavoratrici in un regime che simultaneamente limita e strumentalizza? Come hanno abitato le donne gli spazi professionali, negoziando margini di autonomia dentro sistemi di potere stringenti? Per cercare di risposta a questi interrogativi, Le infermiere del Duce si immerge nel tessuto complesso del Ventennio fascista, proponendosi di svelare le intricate dinamiche di genere che tuttora attraversano il mondo professionale e istituzionale, con uno sguardo particolarmente attento all’universo sanitario e assistenziale femminile.

Un’indagine che abbandona le narrazioni monolitiche per esplorare – attraverso una prospettiva interdisciplinare che intreccia storia, sociologia delle professioni, studi di genere e analisi del discorso istituzionale – i percorsi sotterranei di resistenza, autodeterminazione e negoziazione del potere.


Milano 1946. Donne, referendum, Costituzione

AAVV, Milano University Press, 2026

Il volume ripercorre il voto referendario del 2 giugno 1946 e gli eventi che lo precedettero attraverso fotografie, in gran parte inedite e provenienti da archivi e biblioteche cittadine, corredate da testi critici e schede biografiche.

Immagini di cronaca si alternano ad opere autoriali per restituire i giorni della rinascita civile e politica della primavera del 1946 a Milano, una città ancora profondamente segnata dalle distruzioni e privazioni della seconda guerra mondiale.

Il libro nasce da un progetto del Comune di Milano e l’Università Statale di Milano dedicato da “I giorni della democrazia. Ottant’anni di Repubblica italiana”.