Huda Shaarawi e la nascita del femminismo egiziano nel libro “A volto scoperto”

05/10/2018

“A volto scoperto”, di Sania Shaarawi Lanfranchi (ed. Rowayat).

Huda Shaarawi è una pioniera del femminismo egiziano. La sua biografia, edita nel 2012 a Londra con il titolo di Casting Off the Veil, è oggi pubblicata anche in italiano dalla casa editrice Rowayat, con il titolo A volto scoperto. La vita di Huda Shaarawi prima femminista d’Egitto. L’apparato iconografico dell’edizione italiana è arricchito con immagini dagli archivi dell’Unione femminile nazionale.

Il libro è il frutto del un lavoro di ricerca più che ventennale di Sania Shaarawi Lanfranchi, nipote di Huda Shaarawi, che ha dedicato un lungo periodo a cercare ed incontrare persone sparse per il mondo, che avevano contato nella storia della nonna, a recuperare documenti, ad approfondire lo studio storico del periodo in cui visse, a cavallo fra il XIX sec. e il XX sec., fino alla seconda guerra mondiale.

Recensione di Mariangela Lanfranchi

A volto scoperto. La nascita del femminismo egiziano

A volto scoperto getta luce sulla nascita del femminismo egiziano. Chiarisce come all’inizio le associazioni femminili fossero di impronta culturale, oppure volte all’assistenza e all’offerta di servizi, specialmente in ambito sanitario.  Il salto nella dimensione più politica del movimento avviene nel 1919, quando Huda Sharawi e le sue collaboratrici decidono di partecipare alla rivoluzione in atto in tutto l’Egitto con una marcia delle donne, destinata a rimanere negli annali della storia egiziana.

La partecipazione delle donne egiziane alle manifestazioni del 1919 attrae l’attenzione delle attiviste dell’Alleanza Internazionale pro Suffragio delle donne (AISD), che le invitano a partecipare ai loro congressi.  La nascita dell’UFE (Unione femminista egiziana), in vista del IX Congresso dell’AISD di Roma, e’ quindi prima di tutto un atto politico, reso possibile dalla lotta di Huda Sharawi e delle sue colleghe del Wafd contro l’imperialismo britannico nel loro paese. L’UFE non mancherà poi di dotarsi dei tipici strumenti di assistenza e di offerta dei servizi di altre associazioni femministe agli esordi, come una scuola di cucito, un laboratorio di ceramiche, ecc.

Per il diritto alla parola, alla conoscenza, a non subire violenza

Lo storico atto di togliersi il velo dal volto avvenne nel 1923 di ritorno da Roma, dove Huda aveva partecipato al IX congresso dell’Alleanza Internazionale pro Suffragio delle donne. Fu un gesto che, sia pure semplice e immediato, ebbe un grandissimo impatto su tutte le donne in lotta per i loro diritti in Medio Oriente. L’atto di scoprirsi il volto aveva un significato in termini di libertà e voleva dire conquistare il diritto di parlare apertamente su un piano di parità con gli uomini.

Huda Sharawi non si sarebbe però fermata a questo gesto, molto importante dal punto di vista simbolico. Nonostante fosse contraria ad una riforma indiscriminata della Shari’a in materia di successione, Huda si sarebbe ad esempio battuta, confrontandosi con Re Fuad, per l’abolizione del bayt al-ta’a, la cosiddetta Casa di sottomissione, un istituto giuridico che consentiva ai coniugi di rinchiudere le mogli entro le mura di casa, per piegarle alla loro volontà.  Huda Sharawi avrebbe inoltre contribuito alla nascita di una Scuola d’arte e all’ammissione nel 1929 delle donne all’Università del Cairo.

Il femminismo, la guerra, la questione palestinese

Nel 1936 Huda Sharawi divenne vicepresidente dell’AID, Associazione internazionale delle donne (già Alleanza Internazionale pro Suffragio delle donne):  il libro di Sania Sharawi ha il merito di registrare gli eventi bui di quegli anni di anteguerra, sottolineando la discesa in campo di Huda in difesa dei palestinesi, senza dimenticare l’immane tragedia dell’Olocausto, anzi, menzionando l’operato meritevole di alcune colleghe, come Rosa Manus e Frantiska Plaminkova, che sarebbero poi decedute nei campi di concentramento nazisti.  Per quanto riguarda la Palestina, i nodi vennero al pettine nel corso del XIII congresso dell’AID di Copenhaghen nel 1939, quando Huda chiese alle attiviste di rivolgere insieme un appello al mondo intero in difesa dellintegrità dello Stato palestinese, messa in pericolo dalle continue ondate migratorie di ebrei europei in Terrasanta.

Divenuta presidente dell’Unione delle donne arabe nel 1945, all’apice della sua carriera Huda non avrebbe potuto opporsi all’evolversi inesorabile degli eventi che portò alla nascita dello Stato di Israele nel 1947, e morì pochi giorni dopo il suo annuncio, il 12 dicembre 1947.

A volto scoperto. La vita di Huda Shaarawi prima femminista d’Egitto di Sania Shaarawi Lanfranchi (Rowayat, 2018)
407 p., 20€
Sarà presto in vendita in forma cartacea e in ebook sulle piattaforme di vendita online.

Mariangela Lanfranchi