In memoria di Tilde Capomazza

28/03/2018

di Annamaria Guadagni

di Annamaria Guadagni (1)

Tilde Capomazza è morta a Genova a 87 anni. Era una ragazza degli anni Trenta, con grandi occhi azzurri. Nata a Pozzuoli, laureata in lettere moderne, intraprendente e affabile, impegnata nell’associazionismo cattolico, nel 1954 – quando la Rai iniziò con le prime trasmissioni in bianco e nero –  Tilde sapeva già che voleva entrare nella fabbrica dei programmi. La strada, dura e tortuosa, per trasformare la sognatrice in una vera autrice televisiva l’ha poi raccontata con freschezza e senso dell’umorismo nel libro di memorie (Tivvù passione mia, Harpo 2016) scritto per lasciare un segno dietro di sé.

Entrata in Rai nel 1966,  Tilde Capomazza  aveva definito il suo profilo professionale nella fucina della grande divulgazione culturale; intanto, viveva la stagione di rinnovamento aperta dal Concilio Vaticano II nella direzione della rivista dell’Unione Donne di Azione Cattolica. La svolta femminista arriva negli anni Settanta con la nascita di Dwf: la prima edizione della rivista –  scrive nelle sue memorie – nacque dal suo incontro con l’antropologa Ida Magli e da un’idea dell’allora giovanissima Annarita Buttafuoco, una delle storiche italiane più brillanti della sua generazione.   

Nel 1975, la riforma della Rai e la nascita della Rete2  diretta da Massimo Fichera spalancano le porte a idee nuove;  per la prima volta, l’azienda affida a una donna, Marina Tartara, la  gestione di una struttura produttiva: è l’incubatrice di Si dice donna e a Tilde Capomazza  va il compito di realizzare il programma,  che prenderà l’onda alta del femminismo  e andrà avanti per quattro edizioni con ascolti incredibili e con la collaborazione di intellettuali, giornaliste, scrittrici, registe, attrici…

La stagione di Si dice donna, intensa e creativa, si chiude nel 1981 con una cesura dolorosa; da allora, Tilde mette le sue capacità di video-maker al servizio di progetti femministi internazionali. Per Aidos, l’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo fondata da Daniela Colombo, realizza documentari in Africa e Medio Oriente e, nel 1995, un reportage sulla Conferenza Mondiale delle Donne a Pechino. Autrice con Marisa Ombra di un libro che ha acceso polemiche per aver indagato senza reticenze il rapporto tra storia e propaganda politica (8 marzo. Storia, miti, riti della giornata internazionale della donna, ultima edizione Iacobelli 2009), Tilde Capomazza ha dedicato il suo ultimo impegno alla divulgazione storica e alla conservazione di fondi e archivi; è rimasta nel consiglio d’amministrazione dell’Unione Femminile Nazionale fino alla fine della sua vita.

E’ stato bello poterle dire grazie, prima di lasciarla partire per l’ultimo viaggio.

[1] Pubblicato in DWF, L’indirizzo ce l’ho. La Casa internazionale delle Donne di Roma, n. 115-116 (2017), p. 97