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Gianni Pezzani Ombre

23/01/2014

Sono foto o quadri, le immagini riprodotte in questo libro? Sono paesaggi reali od onirici […]

Sono foto o quadri, le immagini riprodotte in questo libro? Sono paesaggi reali od onirici le pianure, i boschi, i monumenti, gli spazi metropolitani e domestici dentro cui siamo risucchiati mentre le guardiamo?

Le “Ombre” che si manifestano in questo volume edito da Skira sono il frutto della ricerca artistica e tecnica di una vita, quella del fotografo Gianni Pezzani. L’autore ha raccolto alcune serie di opere tra le molte della ormai più che quarantennale attività, come spiega lo storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, curatore dell’opera.

Vi sono una serie di scoperte sul piano tecnico che sono solo la superficie, l’aspetto più evidente della ricerca di Pezzani, che ha inventato un modo diverso di pensare i luoghi delle sue origini, le terre della piana del Po, la Bassa, per trasformarle da luoghi contemplati in spazi diversi, misteriosi. Come abbia fatto, e come abbia poi trasferito queste iniziali scoperte nelle ricerche degli anni seguenti fino a quelle dell’ultimo decennio, è la storia di questo libro, è la storia che intendo raccontare.

L’introduzione di Quintavalle è un’utile guida alla lettura delle immagini. Aiuta ad esempio a comprendere come siano il risultato finale di molteplici scelte, di una catena di traduzioni che procede dall’originaria esperienza visiva per originarne di nuove. Comprendiamo quanto sia lungo il viaggio di queste immagini: dal primo istante, lo scatto fotografico che seleziona una forma dalle infinite in atto, i processi di materializzazione – chimica prima e digitale poi – per arrivare ad un esemplare riproducibile in serie, fino alla scelta del supporto. Questo viaggio è lo spazio dell’arte.

Agli inizi di questa storia, Pezzani fotografo è come l’alchimista.

Selenio dava il rosso cupo e, a seconda della diluizione, dava diverse tonalità; il rame dava un rosso rame metallico che variava anche verso il rosa; il vanadio dava il verde; il ferro ferroso dava il blu; lo zolfo dava il color seppia o varie tonalità di brown. Il problema nasceva dal fatto che tutte le istruzioni sui viraggi, anche il libro famoso di Namias sui viraggi, non indicavano come usare i viraggi contemporaneamente; […] Dunque la mia sperimentazione è iniziata con l’uso di più viraggi su una singola stampa.

Possiamo osservare, sebbene a distanza, l’artigiano nella sua bottega. Una stanza colma di strumenti, prima, e il pannello dei comandi di photoshop, poi.

La luminescenza del bosco, la granulosità della nebbia che quasi puoi sentirtela addosso, la vivace arroganza della superficie metallica di un’autobile nella città di notte, una mosca amante della lettura sono solo alcuni dei personaggi che vivono tra queste pagine. Oggetti, animali, piante… il libro è pieno di creature viventi, nessuna bipede. Di umano c’è lo sguardo, e la poesia.

Ombre

di Gianni Pezzani; introduzione di Arturo Quintavalle; testi di Matteo Bonazzi, A. G. Pinketts, Brian, Lanfranco Colombo, Renato Corsin

Ed. Skira, 2013
198 p.; 45€