Scuola-convitto di avviamento al servizio domestico

Scuola-convitto di avviamento al servizio domestico

E’ certo che una delle professioni meno comprese e giustamente valutate, non solo da parte di chi ad essa ricorre, ma anche da parte delle stesse persone che la esercitano, è quella della “domestica”. La questione del servizio domestico nonostante la sua grandissima importanza per la vita sociale, attraverso l’influsso esercitato sulla famiglia, cellula fondamentale della società civile, non è ancora stata esaminata con tutta la necessaria attenzione.

Inizia così l’opuscolo pubblicato dall’Unione femminile nazionale nel 1938, che riepiloga funzioni, scopi, insegnamenti teorici e pratici della Scuola-convitto di avviamento al lavoro domestico.

Nel breve testo si esamina la necessità di formazione ad un lavoro “tanto importante”, “il bisogno di una preparazione e di un tirocinio mai sufficientemente sentito”. La formazione professionale è importante, scrivono le redattrici dell’opuscolo, anche per una maggiore coscienza delle lavoratrici ed un guadagno sul terreno dei diritti sindacali.

Per la Scuola-convitto l’Unione femminile approntò un ambiente adatto per l’istruzione delle allieve: un appartamento di 10 locali, arredati, in cui viveva la “piccola famiglia” formata dalle otto giovani allieve e dalla loro direttrice.

In seguito al periodo di formazione, l’Unione si preoccupava del collocamento e poi di seguire “le ragazze” nei primi tempi.

Scuola-convitto di avviamento al servizio domestico. Cenni sul funzionamento dei primi tre corsi, Unione Femminile Nazionale, Milano, 1938

Ufficio di collocamento pel personale di servizio

Ufficio di collocamento pel personale di servizio

La condizione in cui veniva a trovarsi il personale femminile di servizio per le mutate abitudini e pel crescente sviluppo di una città come Milano preoccupava già da tempo l’Unione Femminile. Nello svolgersi quotidiano della sua molteplice attività essa si era spesso incontrata in casi pietosi che rivelavano l’ignoranza e l’abbandono in cui era lasciata questa classe, vittima ancora di pregiudizi dovuti all’antico stato di schiavitù e di servaggio, priva di ogni forma anche rudimentale d’organizzazione e di ogni mezzo per elevare il proprio livello professionale e morale; esposta, per trovar lavoro, allo sfruttamento e alle insidie di agenzie senza scrupoli.

Lo scrive l’Unione Femminile nel dare conto dei primi mesi di attività dell’Ufficio di collocamento per il personale femminile di servizio, rivolto a “cuoche, domestiche, bonnes, cameriere, personale d’albergo e istituti” e aperto in collaborazione con la Società Umanitaria.

Nell’opuscolo si descrive come fu attivato il servizio, come fu organizzato e pubblicizzato, quante domande e come furono evase, le difficoltà e le lacune. Non manca l’analisi delle pessime condizioni di lavoro nel settore e le responsabilità da entrambe le parti

Da una parte (del personale) l’incoscienza e l’ignoranza più assolute, l’imprevidenza, la leggerezza, l’instabilità, la mancanza di senso del dovere e, nello stesso tempo, l’incapacità a far valere il proprio diritto, la deficienza – quasi sempre assoluta – di preparazione e routine professionale.
Dall’altra (quella dei padroni), un’incoscienza non meno grande e certo meno scusabile dei propri più elementari obblighi di umanità, di rispetto, di riguardi igienici e morali verso la persona spesso giovane e inesperta che prendono in casa; esigenze non proporzionate alla capacità fisica, alla possibilità di tempo, allo stipendio assegnato; tendenza da una parte e dall’altra a ingannarsi a vicenda chiedendo il più che si può e dando il meno possibile.

Ida Zuecca, Nina Rignano, Ufficio di collocamento pel personale femminile di servizio. I primi sette mesi di vita (1 giugno – 31 dicembre 1905). Consorzio Unione Femminile e Società Umanitaria, Milano, 1906