C’era nel buio un gran sfavillar di lucciole

In programma per il 29/09/2012

L’Unione Femminile Nazionale presenta dai propri archivi “Lucciola” rivista manoscritta circolante in unica copia che fra il 1908 e il 1926. Con Angela Maria Stevani e Maurizio Savoja. Presenta Ermis Gamba.

L’Unione Femminile Nazionale presenta dai propri archivi Lucciola rivista manoscritta circolante in unica copia che fra il 1908 e il 1926 raggiunge mensilmente in varie città della Penisola un manipolo di donne aperte, impegnate, curiose, al contempo lettrici e redattrici, testimoni attente e critiche della propria epoca.

Sabato 29 settembre (ore 10 e ore 16)

La presentazione è organizzata in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2012, in collaborazione con la Soprintendenza archivistica per la Lombardia e si terrà sabato 29 (ore 10 e ore 16) presso la sede dell’Unione Femminile, in Corso di Porta Nuova 32 a Milano.

All’incontro delle 16

interverranno la Presidente dell’Unione Femminile Angela Maria Stevani e il Soprintendente archivistico per la Lombardia Maurizio Savoja. Presenta Ermis Gamba, archivista.

1908 – 1926: in un universo capovolto – dove nemmeno una stella illumina il cielo, ma una distesa di lucciole risplende nell’oscurità della notte – un piccolo gruppo di donne si raccoglie attraverso una rivista, si racconta, discute, esplora il proprio mondo interiore e la propria epoca. Non si conoscono davvero: abitano in città diverse in un’Italia che si è fatta da poco, vivono vite differenti in contesti diametralmente opposti – la grande e indaffarata Milano, un minuscolo borgo di Sicilia, Trieste ir redenta, piccole città di provincia dalla storia importante. Scrivono, disegnano, ricamano, dipingono, fotografano, assistono curiose agli eventi che quegli anni portano con sé. E intanto vivono la propria vita di donne, mogli, madri.

Fra di loro si chiamano “lucciole” e “Lucciola” è la rivista manoscritta che in fascicoli mensili – assemblati con cura certosina dalla direttrice e preziosamente decorati – circola in un’unica copia per tutta la penisola, affidata alle solerti Poste secondo un itinerario che segue la residenza delle “lucciole”, al contempo lettrici e redattrici.

Nel cammino a volte faticoso e burrascoso, lento eppure rapido su e giù per quell’Italia giova ne giovane, ogni fascicolo di Lucciola si arricchisce. Sono le osservazioni che ogni “lucciola” (e qualche sparuto “lucciolo” accolto nel consesso) è tenuto a fare sui contributi presentati: un piccolo tesoro di notazioni acute, pedanterie, riflessioni amare e dolci, critiche talora aguzze, complimenti garbati.

Un mondo tutto autoreferenziale, una maniera straordinariamente moderna e creativa di raccontare se stesse e la vita.